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Chiusura degli OPG e riabilitazione

Cari colleghi,
a marzo di quest’anno vi è stata la chiusura definitiva degli OPG in Italia.  Nella società questo argomento ha suscitato interesse e discussioni. Sono nate diverse iniziative formative per capire cosa ciò avrebbe comportato per i nostri servizi, per il nostro modo di lavorare, ma soprattutto quali strumenti riabilitativi adottare, per potere collaborare con pazienti di cui per molto tempo la psichiatria stessa non si è occupata. Se siamo tutti d’accordo sulla chiusura degli OPG, in quanto luoghi molto distanti dalla riabilitazione, siamo invece più in difficoltà (sia per mancanza di esperienze, sia per assenza di ricerca dedicata) nel delineare un insieme di azioni e interventi utili a pazienti autori di reato.
Di seguito trovate una serie di articoli, riguardanti queste tematiche, che fanno parte di ricerca bibliografica avviata dal gruppo SIRP – sezione Puglia.
Si tratta di due filoni che possono intersecarsi:
  1. il primo è costituito da articoli inerenti interventi psicosociale indirizzati a soggetti autori di reato
  2. il secondo, si inserisce nelle ricerche riguardanti il concetto di reistituzionalizzazione. In questo secondo gruppo, avevamo letto lavori di S. Priebe. Recentemente, il gruppo di Mundt e Priebe ha condotto ricerche nei paesi dell’ est europa ( post comunisti)  e sud america, testando l’ipotesi di Penrose. Non la conoscevo, questa teoria elaborata negli anni trenta pressupone una relazione inversa tra numero di posti letto disponibili e ampiezza della popolazione carceraria. La teoria ha ricevuto prove a favore e contrarie ed esistono a riguardo delle review ( in modo interessante e scientificamente corretto lo stesso gruppo di Priebe ne trova conferma nei paesi sudamericani e falsificazione nell’est europa: intervengono una serie di fattori, per noi interessanti, per es., l’organizzazione dei servizi).
Pietro Nigro